10 Dicembre 2008

Oggi ricorre il 60° anniversario della DUDU (la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani). E' giusto fermarsi e riflettere: per qualche giorno i tg ne parleranno, verranno pronunciati i soliti bei discorsi. Ma nei fatti come siamo messi? Quanto sono davvero realizzati quei trenta articoli? Pensiamo allora che anche noi possiamo fare qualcosa, possiamo attivarci, anche nel nostro piccolo, per far si che nasca un mondo migliore, un mondo giusto. Facciamo qualcosa allora per evitare che rimangano solo belle parole su un pezzo di carta. La newsletter di Amnesty propone:" In occasione del 10 dicembre, Amnesty chiede ai governi di fare del 60° anniversario della Dichiarazione un momento di azione. Per ricordare gli ideali della Dichiarazione, Amnesty Italia ha organizzato un Convegno internazionale a Torino e numerose iniziative in tutta Italia. Inoltre è stata lanciata Write for Rights - una lettera per i diritti umani, una raccolta di firme in favore di donne in quattro paesi. Il 13 e il 14 dicembre appuntamento con le Giornate Amnesty 2008: nelle piazze italiane troverai la candela, simbolo di Amnesty, e il Cd "17x60"."

Ma comunque... tanti auguri DUDU!!!




Incontro interessante...

L’Associazione Arcobalupo di S. Giovanni Lupatoto in occasione del 60˚ Anniversario della Dichiarazione dei Diritti Umani propone alla cittadinanza e alle Associazioni del territorio presso lo “Spazio-Incontri” della Bottega Arcobalupo, via Cà dei Sordi il giorno 12 dicembre ore 18 la presentazione del libro fotografico “Yenei: vedere un altro mondo” a cura di Metis Africa che attraverso foto bellissime di Marilinda Sforza racconta l’esperienza di fratellanza con il popolo Dogon del Mali. Al termine della presentazione proponiamo la degustazione di un aperitivo equo e solidale e un momento per scambiarci gli auguri di Natale.

Vi aspettiamo numerosi!!




Sabato 29 Novembre

Incontro ore 12.45, in sede, presso la Biblioteca

Vi aspettiamo numerosi!!




SABATO 25 OTTOBRE

Incontro ore 12.35, in sede, presso la Biblioteca

Vi aspettiamo numerosi!!




MADE IN CHINA

Olimpiadi 2008: Vincano i diritti umani!

I Gruppi Giovani Amnesty International del Liceo Scientifico “G.Galilei” e del Liceo Classico “S.Maffei” in Verona Vi aspettano alla manifestazione musicale di Martedì 3 Giugno presso il bellissimo scenario dell’ottocentesco Forte Gisella (Santa Lucia).

La serata, patrocinata dall’Assessorato alle Politiche Giovanili del Comune di Verona, presenterà importanti gruppi musicali della realtà giovanile veronese: Clear Rock Show, Farewell Party e Mighty Joe Young, con momenti di sensibilizzazione sull’operato di Amnesty International e, in particolare, sulla grave situazione dei diritti umani presenti all’interno della Repubblica Popolare Cinese.

Vogliamo, inoltre, ricordare e sottolineare che, come disse Kiu Jingmin, vicepresidente del comitato per le Olimpiadi a Pechino, “assegnando a Pechino i Giochi, aiuterete lo sviluppo dei diritti umani”.

E’ prevista una offerta minima di €3,00 per sostenere Amnesty International.

Vi aspettiamo numerosi!!




INCREASE IN PEOPLE LIVING IN POVERTY

Johannesburg, South Africa

More people across all race groups in South Africa are living in relative poverty, a report released by the South African Human Rights Commission on Thursday said.

The number of white South Africans living in relative poverty has doubled, from 2% to 3,9% since 1997, the number of Africans has increased from 50,3% to 57,2%, the commission's Human Rights Development report found.

The number of coloured South Africans living in relative poverty rose from 16,8% to 19,7% and the figure for South Africans of Indian descent rose from 6,2% to 7,5%.

Researchers said the high poverty rate was a direct consequence of the high unemployment rate which varied from 25,6% in 2006 according to the strict definition, and 39% using an expanded definition.

The amount of social assistance beneficiaries increased from 2,5-million in 1994 to over 10,5-million, researchers said.

The government's commitment to poverty interventions have been wide ranging as it attempted to address inequalities from apartheid, with 40 poverty reduction programmes.

However, an audit by the Public Service Commission revealed that the government did not have its own integrated database on poverty reduction programmes and many projects did not have budget information or information on the amount of beneficiaries.

Departments could unknowingly duplicate projects and there could be a waste of resources.

The researchers' recommendations included that the state review its current approach to poverty reduction programmes and develop certainty on what the poverty datum line was, as well as discuss the real nature of poverty in South Africa.

Mail&Guardian online
Saba




GIORNATE DELL'ATTIVISMO 2008

SABATO 24 e DOMENICA 25 MAGGIO

Quest'anno le Giornate Amnesty saranno dedicate al rispetto dei Diritti Umani in Cina.
Troverete i nostri tavolini con le raccolte firme
in

- Via Mazzini, di fronte alla farmacia "Due Campane”, nella giornata di SABATO 24 MAGGIO,
- Corso Porta Borsari nella giornata di DOMENICA 25 MAGGIO.

Vi aspettiamo!


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MERCOLEDI' 30 APRILE

Incontro ore 14.00 nella sede del Liceo "S.Maffei" per aggiornamenti sull'organizzazione del futuro concerto.



NEWS..SAN GIOVANNI LUPATOTO (VR)

VENERDI' 18 APRILE, ore 21.00

..presso la sede di Crescere Insieme in Casa Albergo a San Giovanni Lupatoto sarà ospitata Kousalia Seethapaty, indiana della regione del Tamil Nadu, responsabile per il sud-est asiatico di Emmaus Internazionale,

In questa occasione si tratterà di diritti negati, con particolare riferimento alla condizione femminile, al sistema sociale indiano basato sulle differenze di casta, al diritto all’acqua bene comune.

Siete tutti invitati!!

Associazione Facciamo La Pace




ALLARME UMANITARIO IN SOMALIA

La situazione della Somalia continua a degenerare.

Il Governo provvisorio vede sempre più sfuggire dalle proprie mani il controllo del paese, nonostante l'appoggio delle truppe etiopi e dell'Unione africana. Mercoledì, i guerriglieri islamici hanno conquistato Jowhar, città strategica per la stabilità dell'intero territorio somalo. Secondo molte organizzazioni umanitarie, la Somalia sta fronteggiando una catastrofe umanitaria, in cui ai crimini bellici si aggiungono la siccità e la penuria di cibo. Da quando si sono riaccese le rivolte islamiche, nell'ultimo anno, secondo le Ong sono morte 6.500 persone.

Nella giornata di oggi il consiglio di sicurezza dell'Onu si riunirà per cercare una soluzione.

DAILY NATION, Kenya
http://www.nationmedia.com




NEWS..EVENTO PUBBLICO

Il gruppo veronese di Amnesty International, assieme ad altre associazioni, quali Emergency, Arci Nuova Città e l'associazione per la pace tra i popoli, sta organizzando un ciclo di tre incontri pubblici :

- Venerdì 28 marzo : Diritto alla Salute
- Venerdì 18 aprile: A 60 anni dalla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
- Venerdì 16 maggio: La diversità e la tolleranza
Ciascun incontro si terrà presso la Casa della Pace "Filippo De Girolamo" - via Enna 12 - ore 20.45
Siete tutti invitati!!



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Riflessione personale...
Cina, Olimpiadi 2008


Nel 2001 Kiu Jingmin, vicepresidente del comitato per le Olimpiadi a Pechino, disse che “assegnando a Pechino i Giochi, aiuterete lo sviluppo dei diritti umani”.
Evidentemente le inadempienze risultano talmente evidenti e ampie che questa affermazione assume una totale non credibilità.
Tra le prime associazioni che denunciarono le continue e abnormi violazioni dei diritti umani in Cina, Amnesty International pose l'attenzione sui temi scottanti, dalla pena di morte alla tortura, dalla negata libertà di stampa all’assenza di processi equi, che caratterizzano la società cinese.
Nel 2007, addirittura, la Repubblica Popolare Cinese si presentò intenzionata a limitare i reati passibili di pena di morte (ben 68 reati!), limitando l'utilizzo della sedia elettrica (considerata tecnica inumana), ma favorendo l'utilizzo dell'iniezione letale (?!).
Conquista della civiltà? Non penso..
Gli interessi economici, di una Cina in primis capitalistica e komunista, coinvologono ormai vasti settori dell'economia occidentale. Lo sviluppo economico deve essere garantito, però, da ingenti quantità di energia, quali carbone e petrolio; e dove, per esempio, la RPC ricava i proprio rifornimenti di petrolio? Ma dal Sudan, Darfur, ovvio..vi ricorda qualcosa? 300.000 di vittime, 2.000.000 sfollati?

L'intenzione, ingenua, di portare le Olimpiadi in un Paese senza diritti ne garanzie, doveva auspicare un cambiamento, un rinnovamento nella società, mentalità, sistema giudiziario cinese.
A pochi mesi dall'inizio delle Olimpiadi, però, i risultati sperati sono..effimeri, se non nulli.

Altrettanto scandalosa la situazione americana, che per meri interessi economici elimina dalla "lista nera" dei Paesi violatori dei diritti umani il colosso cinese. E da quale pulpito? Da una Paese che garantisce la pena di morte, il waterboarding (tortura) nella cosiddetta guerra al terrore di Bush?

L'unica consolazione riguarda la nostra Europa, un'isola felice, da esempio per il rispetto dei diritti umani, nonostante ancora siano presenti lacune, per esempio, nel sistema giudiziario e nella grave applicazione di strumenti, quale la pena di morte in Bielorussia, che non garantiscono i fondamentali diritti dell'uomo.

L'importante è..PARLARNE, non dimenticare, purtroppo tra qualche giorno la nostra mente verrà offuscata da notizie riguardanti la Borsa, il calcio, politica..perchè non si parla delle guerre dimenticate come nella Repubblica Democratica del Congo, del Myanmar, della violenza sulle donne diffusa e tollerata in tutti i continenti, del Rwanda (genocidio del '97 vi ricorda qualcosa?) (eccetera, eccetera..)?
Dovremmo richiedere, con forza, una informazione migliore, una maggiore coscienze collettiva.
Un giorno, forse, chissà..
...mentre centinaia, migliaia, milioni di persone continueranno a soffrire nell'indifferenza dell'opinione pubblica e delle istituzioni.

BossAmnesty




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Soldato bambino


Ci guardiamo a lungo

a quel posto di blocco che sarebbe così simile a tanti altri,

se non ci fossi tu controllare i miei documenti.

È difficile darti un’età,

ma sicuramente non hai più di dieci anni.

Sei un bambino,

ma anche un soldato.

Sei piccolo,

ma il tuo fucile è grande e ti arriva fino ai piedi.

Cerco di scambiare qualche parola

Ma non sai l’inglese.

Non c’erano scuole nella foresta

Dove hai combattuto e vinto la guerra.

L’unica cosa che hai imparato a fare bene

È obbedire e uccidere.

“ Non dire che sono un bambino

Non scuotere la testa pensando che sono troppo piccolo.

Sono un soldato

E l’età di un soldato non si misura dai suoi anni,

ma dal numero dei nemici uccisi in battaglia.

E io so sparare e uccidere come un adulto.

Anzi meglio.

Io non ho dentro i rimpianti di un tempo lontano

In cui per i bambini la guerra era solo un gioco come tanti.

Io non sono mai stato un bambino.

Io da sempre sono un soldato”.


Piergiorgio Da Rold
(Ne vale la pena, tipografia Piave, Belluno, 1998)



Tibet, strage nelle vie di Lhasa.
Guerra di cifre sul numero di morti

Da: Repubblica.it

PECHINO - Adesso Pechino ammette che negli scontri di Lhasa ci sono stati dei morti. Almeno dieci dice l'agenzia Nuova Cina che attribuisce la responsabilità delle vittime ai manifestanti tibetani: "Le vittime sono tutte civili innocenti, bruciati a morte". Tra loro vi sarebbero due dipendenti di un albergo e due negozianti. Ancora le stesse fonti parlano di un centinaio di negozi saccheggiati.

Ma il bilancio, secondo il governo tibetano in esilio a Dharamsala, nel nord dell'India, sarebbe molto più drammatico. I morti, soprattutto manifestanti, sarebbero cento. Nel darne comunicato, il governo in esilio ha chiesto l'apertura di una inchiesta da parte dell'Onu con l'invio immediato di rappresentanti a Lhasa che intervengano a porre fine alle numerose violenze cinesi che rappresentano violazioni continue dei diritti umani.

Il Primo Ministro del governo tibetano in esilio, Samdhong Rinpochè, ha poi affermato di "sperare che la Cina, che ha messo fine nel passato al movimento democratico di piazza Tienanmen, agisca in questa situazione con compassione e saggezza".

La tv cinese intanto ha mandato in onda delle immagini da Lhasa tutte tese a sostenere la tesi della violenze perpetrate dalla protesta: nei video si vedono solo manifestanti che attaccano negozi e alberghi. Allo stesso tempo le autorità tibetane hanno chiesto ai rivoltosi di consegnarsi entro la mezzanotte di lunedì, offrendo loro 'clemenza' in cambio anche di informazioni sui responsabili dei violenti scontri di ieri.

Offerta per il momento caduta nel vuoto: la rivolta dei monaci e dei tibetani contrari al regime cinese, infatti, continua. Testimoni hanno riferito che le strade di Lhasa sono presidiate da carri armati e blindati e che le vittime sarebbero molte di più. Si parla di almeno ottanta cadaveri contati sulle strade di Lhasa.

Da lunedì centinaia di persone, poi diventate migliaia guidate da monaci buddisti avevano manifestato a Lhasa e in altre località del Paese nell'anniversario della sanguinosa repressione del 1959 della rivolta contro i dieci anni di dominazione cinese, che portò all'esilio del Dalai Lama, il leader spirituale del Tibet. Poi, i monaci sono stati praticamente relegati nei monasteri assediati dalla polizia cinese, ma le manifestazioni sono proseguite, alimentate da migliaia di giovani che si sono scontrati con le forze dell'ordine.

E da Dharamshala, sede del governo tibetano in esilio, una seconda ondata di tibetani ha deciso di opporsi agli ordini del governo indiano riprendendo la marcia verso il Tibet. Mentre 102 tibetani sono ancora in carcere, un secondo gruppo di 44 persone è partito stamattina alle 10. "Le proteste coraggiose dei tibetani in Tibet - ha dichiarato Chime Youngdrung, presidente del partito nazionale democratico del Tibet - ci hanno reso ancor più determinati nel voler continuare questa marcia e portarla a termine. Poichè siamo testimoni di una escalation di violenze da parte del governo cinese a Lhasa, crediamo che sia importante per noi ritornare a casa per riunirci con i nostri fratelli e sorelle che stanno combattendo per sopravvivere sotto l'occupazione cinese".

Dal Dalai Lama è partito un appello alle autorità cinesi: "Queste proteste - ha sottolineato la guida spirituale tibetana - sono una manifestazione del radicato risentimento del popolo tibetano sotto l'attuale governo. Mi appello ai dirigenti cinesi perché smettano di usare la forza e affrontino tale risentimento attraverso il dialogo con il popolo tibetano. Come ho sempre detto, l'unità e la stabilità ottenuti dalla violenza bruta possono al massimo essere una soluzione temporanea. E' irrealistico aspettarsi unità e stabilità sotto un simile governo e questo non contribuirà a trovare una soluzione pacifica e durevole".

Anche dagli Stati Uniti è arrivato un monito alla moderazione rivolto alle autorità pechinesi che, intanto, hanno proseguito la loro normale attività politica. Ieri, il presidente Hu Jintao è stato rieletto per un secondo mandato di cinque anni dall'Assemblea Nazionale del Popolo, riunita a Pechino nella sua unica sessione annuale. Già rieletto segretario del Partito Comunista in ottobre Hu, che ha 65 anni, ha avuto il 99,7% dei voti quasi tremila deputati dell'Assemblea ed è stato riconfermato alla testa della potente Commissione Militare Centrale. Nella stessa seduta il suo erede designato, il 54enne Xi Jinping, è stato eletto vicepresidente della Commissione, un posto che viene tradizionalmente occupato dal "delfino" del leader in carica.

I massimi leader non hanno commentato finora gli avvenimenti del Tibet, lasciando ai leader locali come il presidente della Regione Autonoma del Tibet Qiangba Puncog il compito di denunciare "la cricca del Dalai Lama" quale responsabile dei disordini.




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8 Marzo
GIORNATA INTERNAZIONALE DELLA DONNA

L' 8 Marzo, ricorre la Giornata internazionale della donna. L’origine della festività risale, secondo alcuni, ai movimenti operai della Rivoluzione Russa del 1917; secondo altre ipotesi, invece, al primo decennio del Ventesimo secolo negli Stati Uniti d’America, a seguito di un incendio di una fabbrica che comportò decine di vittime, donne operaie.

Nonostante la ratifica da parte delle Nazioni Unite di una Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne (CEDAW) del 1979 ancora oggi si assiste a fenomeni degradanti per l’integrità fisica e morale delle donne.
Quotidianamente avvengono discriminazioni e violenze, gratuite, in tutti i Paesi, nessuno escluso, con pesanti conseguenze per le vittime di tali abusi. Pregiudizi, violenza fisica e morale comportano insicurezza e difficoltà a denunciare le violazioni subite. L’indifferenza delle istituzioni e della società civile aggrava ulteriormente la solitudine delle donne, considerate marginali, deboli e inferiori rispetto al sesso maschile.

La violenza contro le donne non è mai normale, legale o accettabile e non dovrebbe mai essere tollerata e giustificata.

In questa giornata, quindi, ricordiamo e denunciamo le violazioni delle donne e bambine che subiscono maltrattamenti, torture e intolleranza..nell’indifferenza dell’opinione pubblica.

Articolo 1 della Convenzione per i diritti della donna:
“..l’espressione “discriminazione nei confronti della donna” concerne ogni distinzione, esclusione o limitazione basata sul sesso, che abbia come conseguenza, o come scopo, di compromettere o distruggere il riconoscimento, il godimento e l’esercizio da parte delle donne dei diritti umani e delle libertà fondamentali in campo politico, economico, sociale, culturale e civile o in ogni altro campo, su base di parità tra l’uomo e la donna.”


Auguri a tutte le donne!




NEWS..TEATRALE!

Dove? Teatro Nuovo, Verona.
Quando? 4-5-6-7-8-9 Marzo 2008

Alessandro Gassman con "La parola ai giurati"
12 membri di una giuria popolare statunitense sono chiamati a decidere della vita e della morte di un ragazzo 18enne, accusato di aver ucciso suo padre e che per questo rischia la condanna alla pena capitale.

Lo spettacolo è patrocinato da Amnesty International.

Inoltre Giovedì 6
marzo alle ore 17 nel foyer del Teatro Nuovo (ingresso dal cortile di Giulietta) si terrà un incontro con Alessandro Gassman per l'opera " La parola ai giurati". Saranno presenti anche Riccardo Noury (portavoce della Sezione Italiana di Amnesty International) e Patrizia Vita.



1958-2008 - 50 anni del simbolo della PACE

Diventato negli anni uno dei loghi piu' conosciuti, associato all'America degli anni '60 e alla cultura hippie, nasce in realta' in Gran Bretagna nel 1958 come simbolo della Cnd (Campaign for nuclear Disarmement), un'organizzazione pacifista che aveva tra i suoi promotori il filosofo Brtrand Russell (1872-1970). Il primo utilizzo pubblico del simbolo risale infatti alla marcia di Aldermston, in Inghilterra come descritto in un articolo sulla manifestazione dal 'Manchester Guardian'.
Ad “inventare” il simbolo, che e' riuscito ad imporsi sul suo piu' diretto concorrente, la colomba della pace di Picasso, e' stato Gerald Holtom. Obiettore di coscienza durante la seconda guerra mondiale, decisione non scontata per quei tempi, Holtom, al termine del conflitto si avvicino' al Cnd diventandone presto attivista e al quale presento' uno strano logo disegnato, qualche tempo prima, in nome della pace.
Un quadro di goya e le segnalazioni a vista dei marinai ad ispirare il logo. L'idea nacque dopo aver studiato l'opera di Goya sui popolani madrileni fuciali dalle truppe di Napoleone. In particolare la sua attenzione cadde su due personaggi: uno morto con le braccia abbassate e un altro vivo con le braccia alzate.
Stilizzando tali posizioni ed ispirandosi alla gestualità che i marinai utilizzano per comunicare a distanza tramite le bandierine la lettera 'N' (nuclear), indicata dalla linea verticale, e la lettera 'D' (disarmament), corrispondente alle linee inclinate, e il cerchio che rappresenta la parola ''globale'', realizzo' il ''simbolo della pace'' che i pacifisti inglesi riprodussero durante le marce da Londra ad Aldermaston, dove era allocata una base militare e fabbrica di armi nucleari.
Proprio nel 1958 vennero realizzati i primi distintivi in ceramica con il ''simbolo della pace''. Oggetti che furono distribuiti con un foglietto ''di istruzioni'' nel quale si spiegava che in caso di disastro atomico quello sarebbe stato uno dei pochi manufatti umani a restare integro.

Alle marce tra Londra e Aldemastrom parteciparono molte persone tra cui un collaboratore di Martin Luther King, Bayard Rustin, che affascinato dall'idea ''esporto''' il simbolo negli Stati Uniti dove venne adottato dagli attivisti per i diritti civili.
Nella metà degli anni '60, comparve nelle dimostrazioni contro la guerra del Vietnam, dipinto sulle bandiere americane, sui vestiti dei contestatori e persino sugli elmetti dei militari impegnati al fronte, oltre che su milioni di spille, magliette, affiancato allo slogan 'fate l'amore non fate la guerra', mobili e tessuti di arredamento, portaceneri, asciugamani.
Nello stesso periodo, sponsorizzate dalle chiese fondamentaliste americane, nacquero leggende circa supposte origini sataniche del simbolo, poiché, con molta fantasia ritraeva una croce spezzata. Ma il successo popolare continua da mezzo secolo, sui muri di Sarajevo e di Timor Est, nelle manifestazioni, sui diari o gli zainetti dei ragazzi. E la cosa curiosa e' che nessuno, ne' Holtom ne' la Cnd, ha mai registrato il marchio.

www.perlapace.it




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INTERNATIONAL SUPPORT FOR
WOMEN'S CAMPAIGN


"L’obiettivo può sembrare limitato: una campagna per abrogare le norme legali che discriminano le donne in Iran e sancire la Image Hosted by ImageShack.usparità giuridica di donne e uomini. Eppure la campagna lanciata alla fine di agosto da alcuni gruppi di donne iraniane è interessante ben al di là del suo carattere «riformista» e paritario. L’intenzione è di raccogliere «un milione di firme per cambiare le leggi discriminatorie». Per come è nata, per la diversità delle persone che vi partecipano, quest’iniziativa sta catalizzando un movimento diversificato per età ed estrazioni sociali e politiche. Un milione di firme non sono poche, e le attiviste che hanno lanciato questa campagna intendono raccoglierle una per una, con un lavoro capillare: porta-a-porta, riunioni nelle università e nei luoghi di lavoro, conferenze pubbliche, carovane nei villaggi e nei quartieri periferici..."
Marina Forti (leggi l'articolo completo)


FIRMA L'APPELLO online
per
l'abolizione delle leggi discriminatorie contro le donne in Iran



.: DIARIO DI VIAGGIO :.
Domenica 17 Febbraio: II Incontro Regionale del PiDiDa.

Eccoci di ritorno dalla bellissima e divertente giornata organizzata dal PiDiDa Veneto a Padova.
Partenza da Verona alle 7.48 (..zzzz..): siamo il sottoscritto (Nicola), la Sara e la Giulia, partenza in perfetto orario.
Tra risate, nonostante l'ora consona al sonno domenicale, e discussioni sull'interpretazione di parole di difficile lettura (vero Giulia??) arriviamo a Padova alle 9.08, nuovamente in perfetto orario.
Dopo le dovute presentazioni con gli ospiti della giornata - rappresentanti di Amnesty International, Unicef e altre importanti realtà - la giornata inizia con un momento ludico che rivestirà notevole importanza per iniziare la successiva discussione. Viene organizzato anche un gioco nella quale la nostra Sara arriva ben terza, un onore per il nostro Gruppo: I wanna get down.. Sono stati molto apprezzati questi momenti in cui è stato unito il fattore ludico del gioco con la riflessione sul tema della giornata; interessante notare come anche i momenti apparenti di svago possano rappresentare un'ulteriore possibilità di confronto e discussione.
Il nostro Gruppo ha partecipato con entusiasmo alle attività organizzate dallo staff, in quanto numerose sono state le occasioni di riflessione e discussione sui temi urgenti e delicati che riguardano l'infanzia, troppo spesso violentata e negata, nonostante la presenza di un solido trattato internazionale: la Convenzione sui Diritti del Fanciullo.
La presenza di giovani e adulti ha garantito la possibilità di confronto fra diverse generazioni, garantendo un valore aggiunto all'importanza della giornata.
Nel primo pomeriggio, dopo un lauto pranzo, ci siamo suddivisi in gruppi di lavoro per affrontare lo scottante problema della comunicazione, informazione e relazioni tra persone, alla base di un solido sviluppo sociale.
Dopo un lavoro di sintesi tra i diversi gruppi di lavoro, purtroppo arrivano le 16.00: il momento dei saluti, e della corsa verso la stazione, nonostante fossimo in anticipo (ma chi si è messo a correre per primo??)

Rimane un bellissimo ricordo, con la speranza di ritrovarci nuovamente al prossimo incontro che avrà luogo a Padova Domenica 20 Aprile.

Alla prossima!!



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LENTAMENTE MUORE CHI..

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marca, il colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini
sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli
occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno
sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

(Pablo Neruda)

E io aggiungo:
Lentamente muore chi non rispetta le altre persone, chi si presenta come intollerante, chi non vuole impegnarsi per urlare la propria indignazione di fronte alle atrocità dei conflitti, chi non parla delle "guerre dimenticate", dello sfruttamento minorile e delle violenze sulle donne.

Lentamente muore..chi non vuole accendere una candela per maledire l'oscurità.




Image Hosted by ImageShack.us

Image Hosted by ImageShack.usAZIONE URGENTE
Ciad: arrestati leader dell'opposizione


Purtroppo una nuova situazione di emergenza è scoppiata in Africa, più precisamente in Ciad. E anche questa volta Amnesty richiede il tuo aiuto, una semplice firma, indispensabile per determinare la sopravvivenza di persone accusate ingiustamente, senza processo, di crimini non accertati.

“Il governo del Ciad deve immediatamente rendere noto cosa è accaduto ai quattro uomini, spiegare perché sono stati arrestati e far sapere alle loro famiglie e ai loro avvocati dove si trovino esattamente” – ha dichiarato Tawanda Hondora, vicedirettore del Programma Africa di Amnesty International. “I quattro detenuti devono essere incriminati per un delitto di accertata natura penale oppure immediatamente rilasciati”.
Inoltre “il governo del Ciad sembra usare l’attuale conflitto con l’opposizione armata come una copertura per arrestare gli oppositori pacifici” – ha accusato Hondora. “Mentre il mondo segue i combattimenti in corso, queste persone vengono portate via dalle loro abitazioni e non sappiamo con certezza cosa potrà accadergli”

FIRMA L'APPELLO !




Amnesty International aderisce alla Coalizione "Stop all'uso dei bambini soldato"

www.bambinisoldato.it




Salviamo Sayed dalla Pena di Morte

Sayed Parwez Kaambakhsh ha 23 anni e scrive per I suoi amici e colleghi attraverso un sito internet a Mazar-i-Sharif la terza città afgana nel nord del paese. Un articolo di pura analisi sociale, come diremmo noi, che si interroga su una delle differenze di genere teorizzata dall’Islam più tradizionale , quella più nota anche nel mondo occidentale, la poligamia maschile. Kaambakhsh, in questo breve articolo distribuito a mano in città, si interroga sul perchè non debba essere consentito anche alle donne di aver più mariti. E’ chiaramente una “provocazione intellettuale” per analizzare la complessa questione del ruolo e dei diritti delle donne in Afghanistan. Una corte formata da 3 giudici lo ha condannato a morte per blasfemia contro l’Islam. Ma la vicenda, come spesso succede in Afghanistan, ne nasconde un’altra. In realtà secondo Jean MacKenzie che dirige l’Institute for War and Peace Reporting l’assurda sentenza è una rappresaglia contro il fratello di Kaambakhsh, Sayed Yaqub Ibrahimi per le sue inchieste pubblicate da IWPR su comportamenti criminosi dei cosiddetti “warlords” i signori della guerra che dagli scranni del parlamento e da posizioni chiave come governatori in molte province afgane esercitano un potere autocratico e violento con il solo scopo di arricchire il proprio ristretto clan.

Perchè uccidere chi uccide
per dimostrare che non bisogna uccidere?..

www.articolo21.it



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Mohandas Karamchand Gandhi,
il Mahatma

Il 30 Gennaio ricorre l’anniversario della morte di Gandhi. E’ stato assassinato per odio dell’amore incondizionato, e il profondo senso di giustizia ed equanimità, che Gandhi dimostrava nei confronti dei musulmani; troppo amore, dunque, la sua colpa agli occhi dei fanatici intolleranti.
Per questa assurda ragione il mondo fu privato della guida dell’uomo di cui Albert Einstein avrebbe detto: “Le generazioni a venire difficilmente potranno credere che un uomo simile abbia camminato in carne e ossa sulla Terra”.
E’ probabilmente vero che Gandhi, come egli stesso affermò più volte, non abbia inventato nulla di nuovo: “La Verità e la Nonviolenza, soleva dire, sono antiche come le montagne”.
Ma oggi più che mai è chiaro al mondo che la sua lettura in chiave spirituale dei nodi politici, economici e sociali che affliggono la società moderna rimane di straordinarie attualità e utilità.

www.perlapace.it




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27 Gennaio 2008: Giornata della Memoria
..per non dimenticare..

"Scomparvero così, in un istante, a tradimento,
le nostre donne, i nostri genitori, i nostri figli…
Li vedemmo un po’ di tempo
come una massa oscura all’altra estremità dalla banchina,
poi non vedemmo più nulla."

Primo Levi - Se questo è un uomo

Ci stiamo avvicinando al 27 Gennaio, 63 anni dopo la liberazione dei sopravvissuti dal campo di concentramento di Auschwitz.

Non servono parole, commenti per descrivere cosa la mente umana è riuscita a realizzare durante i funesti anni '40.

Dal 2000 è stato istituita in Italia la Giornata della Memoria, con la speranza che nessuno, mai, possa ripetere la terribile situazione europea della Seconda Guerra Mondiale.

Nessuno deve dimenticare.

Questa giornata di riflessione deve servire anche per sottolineare come attualmente milioni di persone siano violentate, perseguitate, assassinate in nome di una presunta superiorità, etnica, politica o sociale.

Nessuno deve dimenticare.


Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce la pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì e per un no

Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d'inverno

Primo Levi - Se questo è un uomo




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STOP Guantanamo NOW

11 Gennaio 2002 - 11 Gennaio 2008
Guantanamo Bay
  • Dall’11 gennaio 2002 sono state detenute a Guantánamo circa 775 persone.

  • Alla fine del 2006 circa 400 persone di 35 nazionalità diverse erano ancora detenute a Guantánamo.

  • I prigionieri sono stati presi in custodia da altri paesi, almeno 10, prima di essere trasferiti a Guantánamo, senza che abbia avuto luogo alcun procedimento giudiziario. Tra questi paesi compaiono Afghanistan, Bosnia ed Erzegovina, Egitto, Gambia, Indonesia, Mauritania, Pakistan, Tailandia, Emirati Arabi Uniti e Zambia.

  • 17 detenuti a Guantánamo erano minori di 18 anni al momento del loro trasferimento presso il centro di detenzione; 4 di loro si trovano ancora a Guantánamo.

  • Circa 345 detenuti sono stati trasferiti da Guantánamo in altri paesi tra I quali, Afghanistan, Albania, Bahrain, Belgio, Danimarca, Egitto, Francia, Germania, Iran, Iraq, Giordania, Kuwait, Maldive, Marocco, Pakistan, Russia, Arabia Saudita, Spagna, Svezia, Sudan, Tagikistan, Turchia, Uganda, Regno Unito e Yemen.

  • Nessun prigioniero di Guantánamo è mai comparso di fronte a un tribunale ordinario degli Stati Uniti.

  • 10 prigionieri sono stati incriminati allo scopo di comparire di fronte a commissioni militari giudicate illegali dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.

  • Tra agosto 2004 e marzo 2005 il Tribunale per la Revisione dello Status di Combattente (CSRT) ha riesaminato I casi di 558 detenuti, 520 dei quali sono stati giudicati “combattenti nemici”. I detenuti non hanno potuto avere assistenza legale né conoscere le prove segrete utilizzate dal CSRT, che può fare affidamento su prove estorte con la forza.

  • Si sono registrati 40 tentativi di suicidio, di cui 3 portati a compimento nel giugno 2006.

  • Un’ analisi condotta su circa 500 detenuti ha rivelato che solo il 5% è stato catturato dalle forze statunitensi; l’86% è stato arrestato da forze pakistane o dalle forze dell’Alleanza del Nord con base in Afghanistan e trasferito sotto custodia statunitense, in genere dietro ricompense di migliaia di dollari.

  • Più di 200 detenuti hanno intrapreso scioperi della fame per protestare contro le condizioni di detenzione.

  • Nel settembre 2006, 14 detenuti sono stati trasferiti a Guantánamo dopo aver trascorso 4 anni e mezzo in totale isolamento sotto custodia segreta della CIA.

Per informazioni:




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Image Hosted by ImageShack.usAZIONE URGENTE


Hu Jia, arrestato il 27 dicembre 2007 con l'accusa di incitamento alla sovversione dei poteri dello Stato, è tuttora detenuto in totale isolamento senza la possibilità di incontrare il suo avvocato. Il suo arresto si inserisce nel contesto di repressione delle autorità cinesi sugli attivisti per i diritti umani in vista delle Olimpiadi di Pechino dell'agosto 2008. Obiettivi prescelti sono, secondo Amnesty International, coloro che tentano di denunciare le violazioni dei diritti umani e di informare i mezzi di comunicazione e le Organizzazioni non governative all'estero.

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10 Dicembre 2007

59esimo Anniversario
DICHIARAZIONE UNIVERSALE dei DIRITTI UMANI

Il 10 Dicembre 1948 le Nazioni Unite approvano la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, trattato internazionale di fondamentale importanza per il progresso sociale e umano dei popoli.

Siamo convinti che l’applicazione di questo documento possa realmente contribuire alla salvaguardia della giustizia, della libertà e all’affermazione dei fondamentali diritti dell’uomo e della donna, ancora oggi negati in molte nazioni; siamo inoltre fermamente consapevoli che, come affermato dall’articolo 1 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, “tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”.

Con il 10 Dicembre di quest'anno ha inizio un importante anno che terminerà nel Dicembre 2008: l'anno dei Diritti Umani, che vede impegnata Amnesty International nella promozione di una adeguata cultura di tolleranza e di tutela dei diritti umani. Proprio per questo motivo, e per l'avvicinarsi dell'evento olimpico di Pechino, le attività del nostro Gruppo Giovani saranno finalizzate all'analisi della situazione dei diritti umani in Cina, vicina e lontana allo stesso tempo.




SEI AZIONI PER FERMARE LA VIOLENZA
CONTRO LE BAMBINE CHE VANNO A SCUOLA

In tutto il mondo le bambine fanno i conti con la violenza mentre si dedicano alla loro istruzione. Alcune subiscono danni a lungo termine alla loro salute fisica e mentale. Molte hanno paura di andare a lezione. Il risultato è che numerose bambine sono allontanate dalla scuola, la abbandonano o non partecipano pienamente alla vita scolastica. I loro diritti umani – il diritto di essere libere dalla violenza, il diritto all’uguaglianza e all’istruzione – sono violati.

I diritti delle bambine sono definiti dal diritto internazionale dei diritti umani e dalle leggi nazionali. I governi sono obbligati a rispettarli, a proteggere le bambine dagli abusi e a fare in modo che i loro diritti siano trasformati in realtà. Gli insegnanti e il personale scolastico agiscono per conto dello Stato e per questo condividono tali responsabilità. Anche altri soggetti hanno un ruolo da giocare in questo contesto. Genitori, leader di comunità e organizzazioni non governative possono sostenere gli sforzi del governo e della scuola collaborando a piani d’azione, denunciando la violenza e fornendo formazione e servizi basati sui diritti umani.

Per fermare la violenza connessa all’ambiente scolastico è necessario combattere la discriminazione all’interno delle scuole stesse e nell’ambito più ampio della comunità. Occorre dare ascolto alle voci delle bambine e prendere in considerazione le loro esperienze quotidiane e i loro bisogni.

Amnesty International chiede quindi alle autorità di governo e agli enti pubblici, tra cui le scuole, in collaborazione con tutti gli altri soggetti coinvolti, di intraprendere immediatamente sei azioni.

Non possono esserci scuse, né eccezioni, né ritardi.

1: Proibire ogni forma di violenza contro le bambine, comprese le punizioni corporali, gli abusi verbali, le molestie, la violenza fisica, gli abusi psicologici, la violenza e lo sfruttamento sessuale. Varare e attuare leggi, politiche e procedure adeguate.

2: Rendere la scuola un ambiente sicuro per le bambine attraverso l’attuazione di piani d’azione nazionali che affrontino la violenza contro le bambine in ambito scolastico. Tali piani dovrebbero comprendere linee guida per le scuole, una formazione obbligatoria per gli insegnanti e gli studenti, la nomina di un funzionario di governo responsabile e fondi pubblici adeguati. Assicurare che le scuole abbiano servizi igienici separati per sesso, dormitori sicuri e strutture sportive e per il gioco sorvegliate.

3: Rispondere agli episodi di violenza contro le bambine attraverso meccanismi di segnalazione e denuncia riservati e indipendenti, indagini efficaci, procedimenti penali laddove appropriati e fornitura di servizi per le vittime e le sopravvissute alla violenza. Assicurare che tutti i casi di violenza contro le bambine siano denunciati e registrati e che le persone accusate di stupro, violenza sessuale o altri reati penali ai danni di minori non siano impiegate nelle scuole.

4: Fornire servizi di sostegno alle bambine che hanno subito violenza, compresa l’assistenza socio-psicologica, le cure mediche, le informazioni su HIV/AIDS, i farmaci e i servizi di base, le informazioni complete sui diritti sessuali e riproduttivi e il sostegno al reintegro nel sistema scolastico di bambine sieropositive, ragazze madri, in gravidanza o sposate.

5: Rimuovere gli ostacoli per l’accesso delle alunne alla scuola eliminando tutte le tasse, dirette o indirette, sulla scuola primaria, rendendo la scuola secondaria accessibile a tutte e sviluppando programmi che garantiscano l’accesso delle bambine appartenenti a gruppi emarginati.

6: Proteggere le bambine dalla violenza sviluppando e attuando codici di condotta indirizzati a tutto il personale scolastico e agli studenti. Formare il personale scolastico su strategie di intervento rapide che affrontino le molestie e la violenza contro le bambine nella scuola.

Coordinamento Giovani

Amnesty Italia




Chiediamo alla Russia di ratificare il Protocollo Opzionale alla Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati

Ogni anno nel mondo migliaia di bambine e bambini combattono e muoiono in guerra e molte migliaia restano segnati fisicamente ed emotivamente per tutta la vita.

Il 25 maggio 2000 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha adottato il Protocollo Opzionale alla Convenzione sui diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati.

Ad ottobre 2007, 119 stati hanno ratificato il Protocollo, compresi tre (Francia, Regno Unito e Stati Uniti) dei cinque membri del Consiglio di Sicurezza, ma non la Federazione Russa e la Cina.

La Federazione Russa ha firmato il Protocollo il 15 febbraio 2001 e ha sostenuto numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza in cui si raccomandava agli stati di ratificarlo. Tuttavia, nonostante queste azioni positive, non lo ha ancora ratificato e non ha adottato come legge le sue disposizioni.

La Coalizione Stop the Use of Child Soldiers, di cui Amnesty International è membro fondatore, sta conducendo una campagna per la ratifica e l’implementazione del Protocollo Opzionale da parte degli stati.

Coordinamento Bambini/Minori

Amnesty Italia






LA SITUAZIONE DEI DIRITTI UMANI IN MYANMAR
Firma anche tu l'appello per il rilascio dei manifestanti arrestati durante le manifestazioni pacifiche di Settembre in Myanmar.

FIRMA L'APPELLO ONLINE !


Prigionieri politici
Attualmente i prigionieri politici in carcere o agli arresti domiciliari sono più di un migliaio. Molti in attesa di processo, altri condannati a pene che arrivano fino a 50 anni di reclusione. Fra loro ci sono appartenenti all’Nld, monaci, studenti, operai e chiunque si sia reso colpevole di aver avuto contatti con birmani esuli all’estero o aver espresso dissenso nei confronti del governo. Nel corso dell’ultimo decennio, almeno 45 di loro sono morti, altri vivono in condizioni estremamente precarie a seguito delle torture riportate al momento dell’arresto o nel corso della detenzione. Amnesty international (AI) è preoccupata da anni per le loro condizioni di salute, a causa di torture fisiche e psicologiche e della pressoché totale mancanza di assistenza medica. Fino a oggi, le richieste di AI per la tutela dei diritti umani dei prigionieri politici sembrano essere cadute nel vuoto, né ha condotto a nulla la richiesta di un’amnistia generalizzata per tutti i prigionieri politici rivolta qualche anno fa dall’allora Relatore speciale per Myanmar delle Nazioni Unite, Paulo Sergio Pinhero

Lavoro forzato
Il lavoro forzato è pratica comune in Myanmar. Vi sono sottoposti prigionieri politici e comuni, insieme a persone appartenenti alle minoranze etniche. Il lavoro forzato non retribuito è una violazione della Convenzione N. 29 dell'Organizzazione internazionale del lavoro, alla quale Myanmar ha aderito nel 1955. AI teme che la pratica del lavoro forzato faciliti violazioni dei diritti umani quali la tortura, trattamenti crudeli, disumani e degradanti ed esecuzioni extragiudiziali. Inoltre,in Myanmar il lavoro forzato si macchia anche dell'aggravante della detenzione arbitraria, perché i civili vengono presi con la forza dai militari per essere impiegati come lavoratori non retribuiti ed effettivamente detenuti fino a quando l'esercito non li solleva dai loro compiti.

Repressione delle minoranze etniche
La popolazione civile delle zone abitate da minoranze etniche subisce da anni gravi abusi, nell’ambito di operazioni anti-guerriglia da parte dell’esercito regolare e delle formazioni paramilitari sue alleate. Gli abitanti di interi villaggi subiscono feroci rappresaglie e rischiano continuamente di venire arrestati e obbligati a prestare la loro opera come portatori o come operai nei cantieri per la costruzione di strade, quando non vengono addirittura utilizzati come scudi umani. Le condizioni di lavoro, secondo numerose denunce, sono quasi sempre ai limiti della sopportabilità. Molte persone, fra cui donne e bambini, ridotti allo stremo delle forze dopo essere stati utilizzati praticamente come schiavi da parte dei soldati, sono state uccise perché non segnalassero la posizione dell’esercito ai ribelli. Particolarmente feroce è stata in questi anni la repressione nei confronti dei Rohingya, musulmani dello stato di Rakhine (Arakan), degli Shan e dei Karen. Nell’ambito di vaste operazioni di guerriglia interi villaggi vengono evacuati, saccheggiati e bruciati dai militari e dai miliziani che li fiancheggiano in quella che può essere a ragione considerata una politica di vera e propria pulizia etnica.

Situazione attuale
Le cronache di questi giorni sono tristemente note. La protesta è scoppiata nel mese di agosto, in seguito al raddoppio dei prezzi del carburante e di molti generi di prima necessità. Il Paese si trova infatti a fronteggiare una crisi economica senza precedenti, nonostante le numerose risorse fra cui spiccano il legno teck, particolarmente pregiato, ricchi giacimenti di gas e petrolio. L’intervento dei monaci non è una novità: i religiosi furono già in prima linea nella guerra di liberazione coloniale e, soprattutto, nelle proteste del 1988.





10 Ottobre 2007: Giornata Mondiale contro la Pena di Morte
Sostieni anche te la Moratoria contro la Pena di Morte in sede ONU!

Nel 2006 le esecuzioni capitali a livello globale, come riportato nel Rapporto Annuale di Amnesty International, sono risultate almeno 1.591, in lento ma costante aumento rispetto agli anni precedenti. E si tratta di una stima, di un dato ufficioso, in quanto la maggioranza degli stati che praticano questa agonizzante punizione non rileva e non pubblica dati ufficiali. Nella sola Cina si stimano, secondo fonti interne, oltre 7.000 esecuzioni.
Siamo in presenza di un vero e proprio crimine commesso dalle stesse istituzioni che dovrebbero garantire un equo processo, giudizi adeguati e sentenze commisurate al reato commesso.
Nel XXI secolo le modalità di esecuzione variano dall’utilizzo dell’iniezione letale, come in Cina e negli Stati Uniti d’America, alla lapidazione, come in Iran e Afghanistan; dall’impiccagione, come in Egitto e Iran, alla decapitazione, come in Arabia Saudita e Iraq. Noi giovani, europei, abbiamo il dovere morale di riuscire a fermare questo assassinio, legalizzato, in quanto non è mai stato dimostrato come l’applicazione della pena di morte sia un deterrente contro le violazioni effettuate dagli individui; risultano inoltre inevitabili gli errore giudiziari, con la seria probabilità di punire, definitivamente, individui innocenti.
La pena capitale si presenta, quindi, come una legittimazione della violenza da parte dello Stato e delle istituzioni.
I governi e gli Stati dovrebbero difendere e garantire la vita umana, il diritto alla vita, non sopprimerlo.

Secondo i dati ufficiali 130 membri delle Nazioni Unite, su un totale di 192, hanno abolito la pena di morte per legge o nella pratica. Nel 2006, inoltre, “solo” 25 paesi hanno eseguito condanne a morte e il 91% delle esecuzioni è avvenuto in sei paesi: Cina, Iran, Iraq, Pakistan, Sudan e USA.